Giochi d’altri tempi: la Morra

Chi non ricorda, da bambino, di aver giocato a “sasso, carta, forbici”; il popolare passatempo utilizzato spesso per ingannare i lunghi viaggi in macchina, quando ancora console e videogiochi erano merce rara – se non inesistente.

Ebbene, Sasso, Carta, Forbici è la versione semplificata (poiché le alternative sono solo tre) di un famoso gioco popolare, diffuso non solo in Italia, ma anche in Francia, in Spagna, in Slovenia e in molte altre regioni d’Europa: la Morra.

Gioco antichissimo, addirittura già in voga tra gli antichi Romani che però lo identificavano col termine “micare” (letteralmente “saltellare” con il soggetto “dita” sottointeso, allusione piuttosto ovvia al movimento oscillatorio delle mani prima di scegliere un numero di dita da giocare), il gioco della morra ha però origini incerte: il suo nome probabilmente deriva dal latino, dal termine “murris” che può essere efficacemente tradotto come “mucchio di pietre”: questa tesi viene avvalorata dalla teoria secondo cui i primi giocatori di morra dovessero essere dei pastori, che si intrattenevano mentre sorvegliavano il gregge, seduti su mucchi di pietre.

Il fatto che ancora oggi in alcune regioni centro-meridionali, come Abruzzo e Molise, venga usata la definizione “morra di pecore” per indicare un gregge chiuso in un recinto delimitato da pietre avvalora questa ipotesi.

Ovviamente esistono anche altre teorie riguardo alla derivazione del nome: per alcuni infatti la forma del pugno chiuso ricorda una mora, da qui al termine Morra il passo è breve; altri invece riconducono il tutto al termine dialettale “morra” che significa confusione, rissa; ipotesi supportata dal fatto che il gioco sia, effettivamente, un gioco molto rumoroso ed appassionato, quasi violento.

Il primo ritrovamento certo riguardante questo gioco, in Italia, è datato 1324, scoperto in un paese vicino a Macerata; mentre il termine “mora” con una sola erre è presente nel “Vocabolario della Lingua Furbesca” opera di Luigi Pulci di fine ‘400.

A dimostrazione della diffusione del gioco nel Bel Paese (ma anche delle sue conseguenze molto spesso violente), il gioco fu vietato dal regime fascista nel 1931, poichè esso era considerato un gioco d’azzardo e dunque un possibile problema per l’ordine pubblico, anche a causa delle risse che il gioco spesso generava.

Il gioco è tuttora vietato in tutte le regioni italiane, tranne il Trentino Alto Adige, nei locali pubblici.

Ma come si gioca realmente alla morra? Nulla di più facile: il gioco si svolge tra due avversari: proprio come in Sasso, Carta, Forbice si oscilla la mano durante una cantilena od un conto alla rovescia, al termine del quale entrambi indicano un numero con le dita, mentre viene dichiarato un numero da uno a dieci.
Chi dei due si avvicina di più al totale dei due numeri indicati dalle dita vince la mano.