Hatred – Recensione

Sviluppato da Destructive Creations, ecco uno sparatutto di certo controverso, ma destinato proprio per questo a raccogliere una consistente fanbase. Hatred si innesta nella lunga tradizione di twin-stick shooter che tanto sono apprezzati da giovani e meno giovani, mettendo al centro della nostra avventura un protagonista particolarmente violento, alla ricerca della brutalità e di bersagli su cui riversare una consistente dose di fuoco e proiettili.

Il graphic engine responsabile delle animazioni mette inoltre al centro una grafica in bianco / nero a cui si abbinano alcune esplosioni di colori realizzate in maniera impeccabile, sfumando i contorni in modo che diventi una vera e propria missione di sopravvivenza localizzare i nemici, dando un notevole incentivo a proseguire secondo un piano tattico.

Eliminare un numero più alto di personaggi possibile, assieme a dei task principali che ci permetteranno di ottenere notevoli bonus, è l’unica trama al centro di Hatred, che richiede comunque una buona coordinazione tra strategia d’attacco e movimenti per essere giocato al massimo. Avremo dalla nostra parte una mappa, che ci segnalerà con il classico espediente dei puntini rossi lampeggianti la presenza di potenziali vittime. L’animazione su cui il titolo è impostato è inoltre particolareggiata e cruenta al punto giusto, in grado di incentivare l’effetto “mayhem”, spronando il giocatore a dare il meglio.

Le esecuzioni rappresentano infine il metodo principale per recuperare i punti salute perduti, mentre ci spostiamo per la città devastata a piedi o a bordo di un veicolo, inseguendone anche alcuni correndo verso gli obiettivi. Previsto anche un sistema di respawn, che aggiungerà un ulteriore livello di difficoltà a questo shooter che potrebbe, viste le tematiche, essere liquidato come un semplice button-masher.

In realtà, Hatred racchiude potenziale non indifferente, nonostante sia soggetto ad una longevità insufficiente rispetto ai suoi obiettivi ambiziosi, essendo completabile in poche ore. Un gioco quindi da assaporare lentamente, pur nel gameplay frenetico che lo caratterizza come pochi altri esponenti del genere.