Watch Dogs – recensione

Vi siete ma chiesto come cambierebbe la vostra vita se improvvisamente internet, social media e smartphone non fossero più disponibili? Nonostante siano trascorsi solo pochi anni da quando la rete ha invaso la quotidianità, oggi sarebbe difficile, per non dire impossibile, per molti vivere senza web, computer o dispositivi mobili.

Ci siamo talmente abituati a convivere con la tecnologia che senza accorgersene abbiamo iniziato a vivere in simbiosi con essa.

Per il momento rendiamo disponibili le nostre informazioni sensibili e la situazione appare ancora gestibile ma fino a che punto si spingerà l’integrazione tra il mondo reale e quello virtuale? A questa domanda fornisce una risposta, o per meglio dire, suggerisce una risposta Watch Dog.

Watch Dog è un videogioco sviluppato in un’ambientazione fantascientifica, in cui ogni cosa e persona è stata invasa dalla rete.

Fin dal suo debutto, il gioco ha conquistato molti appassionati guadagnandosi il titolo di videogame più discusso della nuova generazione. Pur non rappresentando quella rivoluzione che Ubisoft auspicava nel mondo open world, va riconosciuto a Watch Dog il merito di aver scosso un’annata alquanto statica.

Di sicuro Watch Dog è un’opera che esce fuori dal comune. A differenza di molte produzioni caratterizzate da un gameplay legnoso che si salvavano solo grazie ad una eccellente narrativa, in Watch Dog la banalità della storia è compensata da un buon gameplay sviluppato in una Chicago vagamente futuristica.

La vita degli abitanti ha subìto un drastico cambiamento ed ora tutto è sotto il controllo di un sistema operativo centrale, il cosìdetto ctOS, nel quale vengono archiviati i dati di ogni persona. In questa sorta di “Grande Fratello” ruota la storia del protagonista principale, Aiden Pearce, che ha deciso di rivendicare la morte della nipote, avvenuta a seguito di un’attentato finito male.

Ai più, lo scenario fondato su una città completamente controllata da un sistema informatico potrebbe apparire bizzarro ma probabilmente è proprio a questo che Watch Dogs mira: divertire sorprendendo, anche a costo di rasentare il ridicolo.

Il cast di personaggi che ruota intorno alla figura del protagonista non riesce ad entusiasmare, vuoi anche per la superficialità dei dialoghi e la monotonia della voce fuori campo che appare eccessivamente stereotipata.

Del resto basta vedere cosa riesce a combinare Aiden con il suo potente smartphone manipolando l’ambiente, gli abitanti e tutto ciò che gli gira intorno. Dunque tutto cambia radicalmente quando Aiden usa lo smartphone che diventa un telecomando capace di fargli controllare le telecamere di sicurezza.

Può visualizzare gli spostamenti dei nemici, disturbare le loro comunicazioni e di conseguenza far saltare i loro piani strategici. Inoltre può mandare in tilt circuiti elettrici e far saltare in aria condutture.

Con l’avanzare dei livelli queste capacità crescono esponenzialmente permettendo di potenziare ulteriormente il proprio arsenale di armi.

A completare il quadro sono disponibili un grande numero di gadget capaci di stuzzicare la fantasia di ogni giocatore grazie a dozzine di scelte differenti che faranno apparire ogni scontro diverso dall’altro.

Ma lo smartphone non si limita all’uso come strumento da combattimento, infatti permette di accedere ai dati del sistema cto e di controllare la rete. In questo modo potete ficcare il naso un po’ ovunque e riuscire, ad esempio, a bloccare un sospetto prima che compia un crimine.

Non mancano poi un paio di giochi di realtà aumentata che spediscono Aiden in un mondo virtuale dove può rilassarsi lanciandosi in un folle volo che lo vede rimbalzare su fiori giganti o uno shooter a punti nel quale veste i panni – si fa per dire – di un enorme ragno robotico.